BUN Biblioteca Universitaria di Napoli

Complesso Monumentale di Santa Chiara

«Sappe a lo Vecerré non poco ammara sta resposta e nne steva ammoienato. Chiammaie, mperzone, pe non fa’ qua’ zara, Collaterale e Conziglio de Stato, lo Conziglio porzì de Santa Chiara, azzò sia co li sciucche conzortato de lo qui facienno a chisto punto, pocca n’have a lo Rre da dare cunto.»  (Nicola Corvo, Storia de li remmure de Napole, Iornata Seconna, 30 1-8)

Monastero di Santa Chiara Il Complesso monumentale di Santa Chiara, comprendente chiesa, monastero e convento, fu innalzato tra il 1310 e il 1328 per volere di Roberto D’Angiò e di sua moglie Sancia di Maiorca. I sovrani, molto devoti a San Francesco di Assisi e a Santa Chiara, vollero costruire una cittadella francescana che accogliesse nel monastero le Clarisse e nel convento adiacente i Frati Minori. La chiesa, nucleo centrale dell’intero complesso, sorse con il titolo di Ostia Santa, dedicazione suggerita dal miracolo di Bolsena, avvenuto nel 1264; la suddetta denominazione mutò da subito in Santa Chiara, probabilmente per lo straordinario numero di Clarisse presenti nel monastero.

La direzione dei lavori fu affidata a Gagliardo Primario e Lionardo di Vito. La chiesa, aperta al culto nel 1340, si presenta oggi nelle sue originarie forme gotiche, con una facciata a larga cuspide, nella quale è incastonato l’antico rosone traforato, con il pronao dagli archi a sesto acuto e l’interno con un’unica navata, su cui si aprono dieci cappelle per lato. La copertura è a capriate.Alle spalle dell’altare è situato il Coro delle Clarisse, composto da tre navate. Su una parete sono visibili i frammenti di un affresco raffigurante la Crocifissione, attribuito a Giotto, che decorò le pareti della chiesa nel 1326. I monumenti funebri, situati nel presbiterio, furono realizzati da scultori trecenteschi come Tino di Camaino, che lavorò alle tombe di Carlo di Calabria e di Maria di Valois, e i fratelli Bertini, cui si deve il sepolcro di Roberto d’Angiò.

Nel 1742 la chiesa subì modifiche a opera dell’architetto Domenico Antonio Vaccaro. Fastosi rivestimentiMonastero di Santa Chiara (chiostro) donarono al complesso un aspetto barocco: l’interno fu ricoperto da marmi policromi, stucchi e cornici dorate; il tetto a capriate fu nascosto da una volta affrescata da grandi pittori dell’epoca; Giovan Battista Massotti si occupò dell’altare maggiore, mentre il pavimento in marmo fu eseguito da Ferdinando Fuga. Il complesso monumentale comprende anche uno splendido chiostro maiolicato composto da 66 archi a sesto acuto che poggiano su altrettanti pilastrini in piperno rivestiti da maioliche con scene vegetali. Alcuni sedili collegano i pilastri maiolicati e su di essi sono raffigurate scene di vita quotidiana di allora. Affreschi del ’700 coprono le pareti dei quattro lati del chiostro e rappresentano allegorie, scene dell’Antico Testamento e santi. Distrutta quasi del tutto da un bombardamento il 4 agosto del 1943, la chiesa fu ricostruita e restaurata secondo l’originario stile gotico. Dieci anni dopo, il 4 agosto del 1953, la chiesa fu riaperta al culto.

Monastero di Santa Chiara Monastero di Santa Chiara (chiostro)Monastero di Santa Chiara (interno)Monastero di Santa Chiara (campanile)