BUN Biblioteca Universitaria di Napoli

Piazza del Plebiscito


«Arrevate a Palazzo, Maso suso iette con li compagni, add' aspettato ll'avea lo Vecerrè tutto pompuso» (N. Corvo, Storia de li remmure de Napole, Iornata Settema, 19 1-3)

Piazza Plebiscito (largo di Palazzo)Situata ai piedi della collina di Pizzofalcone la piazza era conosciuta un tempo come Largo di Palazzo, dove la tradizione voleva sorgessero le possenti mura della città greca-romana, abbattute tra XII e XV sec. a. C. per far spazio al Monastero di Santo Spirito. Agli inizi del Seicento il viceré Fernando Ruiz de Castro, conte di Lemos, diede il via ai lavori di costruzione del nuovo Palazzo Reale, affidandoli all’architetto Domenico Fontana, per ampliare quello precedente, voluto dal viceré don Pedro de Toledo cinquant'anni prima, in occasione di una visita, mai avvenuta, di Filippo III. Dal 1734 divenne la dimora ufficiale borbonica, per volere di Carlo di Borbone, e il largo di fronte fu sede di numerose rappresentazioni sia sacre che profane.La piazza cominciò ad assumere l'aspetto attuale quando nel 1775 venne costruito, per volontà di Ferdinando IV, Palazzo Salerno per offrire una sede al battaglione dei Cadetti, anche se fu utilizzato, fino al 1825, come sede istituzionale del regno, per poi divenire dimora di Leopoldo Giovanni Giuseppe di Borbone principe di Salerno, da cui deriva il nome, fino al 1851 anno della sua morte.

Nel 1809, a seguito di lavori di sistemazione della piazza, venne abbattuto il Monastero di Santo SpiritoPiazza Plebiscito (foto storica), per costruire il palazzo della Foresteria (1815) per volere di re Ferdinando I, divenuto poi palazzo della Prefettura, su progetto dell'architetto Leopoldo Laperuta, che realizzò anche il maestoso colonnato a emiciclo su richiesta di Gioacchino Murat, che avrebbe dovuto cingere la piazza per le future assemblee, rimasto incompleto fino al rientro dall’esilio di Ferdinando di Borbone che, a coronamento della piazza, volle invece costruirvi la basilica di San Francesco di Paola (1817-1846), per ringraziarlo del suo ritorno sul trono di Napoli, affidandone la realizzazione a Pietro Bianchi che si ispirò nelle forme al Pantheon di Roma. Al centro sono collocate le due statue equestri in bronzo di Antonio Canova raffiguranti Carlo III di Borbone e Ferdinando I, suo figlio.Il nome attuale di piazza fu scelto dopo il 21 ottobre 1860 quando un plebiscito decretò l'annessione del Regno delle due Sicilie al Regno di Sardegna.