BUN Biblioteca Universitaria di Napoli

Le fontane del Mercato

Le fontane del Mercato e del Pendino

La sfida del percorso "Le fontane del Mercato", nella zona orientale della città, è ridare a luoghi ricchi di storia, ingiustamente dimenticati e perciò fuori dagli itinerari turistici, la giusta considerazione.

Non lontana dalla stazione ferroviaria di Napoli Centrale, Porta Nolana, oggi fagocitata da una zona della città dall’anima etnica, cresciuta nel tempo, mantiene il suo fascino: la storia quattrocentesca, coi torrioni Carità e Cara Fè, è ancora leggibile nei suoi caratteri difensivi e propriamente estetici originali e accorsi nei secoli.

Imboccando Piazza Guglielmo Pepe dopo aver percorso Corso Giuseppe Garibaldi, risulta ben visibile il Campanile della Basilica Santuario del Carmine Maggiore: soltanto l’arrivo in via del Carmine e poi nell’omonima piazza lo restituirà nella sua imponenza. I suoi 65 metri d’altezza gli sono valsi come sinonimo di vista clamorosa nel detto popolare "piglià o campaniello d’ ‘o piécuro po’ ‘campanar’ ô Càrmene".
La Basilica Santuario del Carmine Maggiore ha un portato storico e un legame con la città senza eguali. Lo si comprende dal culto centenario per la Madonna Bruna, detta "Mamma Schiavona"; dalla tradizione dei  "Mercoledì del Carmine", la pia pratica di venerazione diffusasi dall’anno 1500 per le molteplici grazie ottenute dalla Madonna; dal Crocifisso miracoloso che schivò, piegando la testa, la bombarda Messinese di Pietro D’Angiò contro gli Angioini; dall’espressione familiare di stupore "Mamma d’o Carmene"; dall’essere il luogo di sepoltura di Corradino di Svevia.

Adiacenti alla Basilica sono i due torrioni, di cui uno chiamato Sperone, dell’angioino Castello del Carmine. Utilizzato per esclusivo uso militare, fu distrutto nel 1906 a vantaggio del Corso Giuseppe Garibaldi, nonostante che con Piazza Mercato abbia condiviso le ultime fasi e l’epilogo della Repubblica Partenopea del 1799. Proprio a Piazza Mercato ne furono giustiziati i giacobini e, precedentemente, nel 1647 si svolsero i tumulti guidati da Masaniello.

Per rifornire di acqua il mercato e per abbeverare gli animali, oltre che per abbellire la piazza del Mercato dopo un incendio, nel 1788, Francesco Sicuro realizzò due fontane-obelischi di ispirazione egizia, recentemente restaurate.

In Piazza Mercato sorge anche la Chiesa di Sant’Eligio Maggiore. Con annesso ospedale e Conservatorio delle vergini nel quale le orfane apprendevano l’attività infermieristica, questa chiesa angioina, si risolse in un’autonoma e potente istituzione assistenziale, guidata dai laici.
Era un’abitudine dei cocchieri di Napoli, una volta abbandonata definitivamente la propria attività, di offrire gli attrezzi di lavoro a Sant’Eligio, il loro protettore: per cui non era assolutamente improbabile trovare questi attrezzi appesi a qualche parete della chiesa. Questa è una pratica che spiega il detto popolare ‘e fierre e Sant’Aloja. Si colora di tinte più tragiche, invece, la storia dell’Arco dell’Orologio della chiesa. I due piani dell’arco servivano per collegare il campanile con un edificio vicino: uno ospitava l’orologio, l’altro l’attesa dei condannati a morte. Quando la nave Caterina Costa esplose nel 1943 una lamiera centrò l’orologio tanto da farlo fermare.  Da allora fu il segno di quella ferita fino a quando nel 1991 fu restaurato dagli abitanti di Piazza Mercato.

Di minor fascino rispetto alle origini, ma ugualmente pregnante dal punto di visto storico-artistico è la  Fontana della Pietra del pesce, un ricordo all’attività di pesca e di vendita del pescato della sua strada e di quelle attigue.

Degno di nota è pure il Borgo Orefici, zona di sviluppo delle industrie di origine angioina, ancora oggi un’eccellenza internazionale.

Percorso 5